il dilemma del mandarino e il lavoro che non vogliamo vedere

 da HR ONLINE

C’è un esperimento morale che attraversa due secoli di filosofia e letteratura e che continua a perseguitarci con una puntualità quasi imbarazzante. È il cosiddetto dilemma del mandarino: se tu potessi arricchirti senza muoverti da casa, con un semplice atto di volontà, sapendo che dall’altra parte del mondo un uomo molto anziano, sconosciuto e lontanissimo morirebbe senza dolore e senza testimoni, lo faresti? Nessun sangue sulle mani, nessun processo, nessuna responsabilità visibile. Solo il beneficio. E la distanza, che fa il resto.

La storia è antica e ben frequentata. È con Balzac, però, che il dilemma prende la forma che lo renderà indelebile. Nel Papà Goriot ci sono due giovani parigini che parlano tra loro. Rastignac, ambizioso e inquieto, mette alla prova l’amico Bianchon con una domanda solo in apparenza leggera.

“Hai letto Rousseau? Ti ricordi quel passo in cui si chiede che cosa faresti se potessi arricchirti uccidendo in Cina, con un semplice atto di volontà, un uomo lontanissimo, senza muoverti da Parigi?”

Bianchon scherza. Dice che lui è già al trentatreesimo mandarino. Ma Rastignac insiste. “Niente battute. Se fosse davvero possibile, se bastasse un cenno della testa, lo faresti?”

A quel punto Bianchon frena, prende tempo, introduce una distinzione che dice tutto: “È molto vecchio, il mandarino?”.

È una domanda cruciale, perché raddoppia la distanza. Non solo lontano nello spazio, ma lontano anche nella vita. Vecchio, forse malato, magari già mezzo fuori dal mondo.

Balzac qui è spietato. Mostra come la coscienza cerchi attenuanti prima ancora di pronunciare il verdetto. Quel mezzo secondo in cui la domanda “quanto è vecchio?” sembra ragionevole. È lì che il dilemma fa il suo lavoro.

“Giovane o vecchio, paralitico o in buona salute – dice infine Bianchon, dopo aver passato in rassegna tutte le scuse possibili – diamine, no!”

Il punto non è la risposta, ma il percorso. Da allora il mandarino è sempre vecchio. Non per caso. Perché un bambino renderebbe la domanda oscena, un adulto nel pieno delle forze la renderebbe intollerabile. Il vecchio, invece, consente la zona grigia. Consente di pensare che forse non è proprio un omicidio, che forse non cambia molto, che forse la vita era già in saldo. È questa la vera invenzione di Balzac: mostrare come la distanza morale non nasca dall’assenza di regole, ma dal loro uso “creativo”.

Negli ultimi tempi, le cronache giudiziarie raccontano con una certa monotonia una storia che conosciamo benissimo. Settori interi dell’economia, dalla logistica ai servizi di consegna, funzionano grazie a un lavoro pagato poco, spesso pochissimo. Salari che non stanno in piedi se non comprimendo tempi, diritti, sicurezza. Catene di appalto e subappalto che allontanano chi decide il prezzo da chi sopporta il peso reale del lavoro. Il risultato è sempre lo stesso: il servizio arriva puntuale, il costo resta basso, il lavoro diventa invisibile.

Qui il dilemma del mandarino smette di essere filosofia morale e diventa pratica quotidiana. Non uccidiamo nessuno, naturalmente. Non lo desideriamo nemmeno. Però accettiamo senza troppe domande che per avere tutto subito, sempre, a basso costo, qualcuno debba lavorare al freddo, di notte, per pochi euro. Qualcuno che vediamo passare, ma che non guardiamo davvero. Troppo lontano, anche se è a pochi metri da noi.

Siamo tutti contrari allo sfruttamento. A parole. Nessuno difende il lavoro povero, nessuno rivendica salari indecenti come un valore. Poi però, quando il sistema funziona solo perché i compensi sono bassi e le tutele minime, ci diciamo che non è affar nostro. Che la responsabilità è di qualcun altro. Che il mondo è complicato. Che non possiamo mica farci carico di tutto.

È lo stesso ragionamento del mandarino. Finché resta lontano, finché è vecchio, finché è invisibile, possiamo continuare a girarci dall’altra parte. Non vogliamo vedere i rider infreddoliti che attraversano le nostre città per un tozzo di pane, come non volevamo vedere il mandarino. La distanza ci assolve. O almeno così crediamo.

Il punto, per chi si occupa di organizzazioni e di lavoro, non è indignarsi a posteriori, ma riconoscere che il dilemma del mandarino non è un paradosso letterario. È un test quotidiano. Ogni volta che progettiamo una filiera, definiamo un prezzo, esternalizziamo un’attività, scegliamo se guardare o non guardare. Ogni volta la domanda resta la stessa, implacabile: quanto lontano deve essere il mandarino perché la sua sorte non ci riguardi? E se stasera suonasse alla porta di casa con il cibo che abbiamo ordinato?

 

 

 

 

 

 

 

Paolo Iacci, Presidente ECA, Università Statale di Milano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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