Un uomo sposato ha una relazione con una collega.
Un pomeriggio escono prima dall’ufficio, vanno insieme a casa di lei e rimangono a letto fino a tarda sera.
Quando i due si rendono conto dell’ora tarda, saltano in aria e l’uomo, mentre si riveste velocemente, chiede all’amante di sporcargli le scarpe sul prato.
Una volta rivestito, corre all’auto e poi a casa a tutta velocità.
“Dove sei stato fino ad ora? Con chi sei stato?”, gli chiede la moglie appena l’uomo mette piede in casa.
E lui: “Cara, non ti voglio mentire. Ho una relazione con una mia collega, siamo stati insieme tutto il pomeriggio e di sera siamo stati in casa da lei, finché non ci siamo accorti che era troppo tardi. E sono tornato di corsa!”
Lei gli guarda le scarpe e grida:
” Mascalzone! Bugiardo! Sei ancora andato a giocare a golf!”
La verità è oggettiva o è quella che ci costruiamo nella nostra testa? Secoli di filosofia hanno dibattuto questo tema.
Interessante a questo proposito Plutarco quando racconta della nave di Teseo:
“Il vascello sul quale Teseo si era imbarcato con gli altri giovani guerrieri, e che egli riportò trionfalmente ad Atene, era una galera a trenta remi, che gli Ateniesi conservarono fino ai tempi di Demetrio di Falera. Costoro ne asportarono i vecchi pezzi, via via che questi si deterioravano, e li sostituirono con dei pezzi nuovi che fissarono saldamente all’antica struttura, finché non rimase neppure un chiodo o una trave della nave originaria. Anche i filosofi, discutendo dei loro sofismi, citano questa nave come esempio di dubbio, e gli uni sostengono che si tratti sempre dello stesso vascello, gli altri che sia un vascello differente.” (Plutarco, Vite Parallele, Teseo, 23.1)
Il tema della verità così come il paradosso di Teseo riguarda l’identità di un individuo o di un’organizzazione che impercettibilmente, ma continuativamente, si modifica e si trasforma. Le imprese, oggi più che mai, sono chiamate a continue trasformazioni e, nello stesso tempo, cercano di rimanere ancorati a valori originali e ad una storia che le possa contraddistinguere. Nel ‘600 anche il famoso filosofo inglese Thomas Hobbes si occupò a lungo del problema. L’obiettivo è sempre quello di capire se l’uomo può perseguire e raggiungere verità oggettive, se queste esistono e in che misura. Con gli occhi di oggi, in mercati così volatili, ha senso rimanere ancorati a imprese che cambiano con grandissima rapidità, la cui identità è strutturalmente messa in discussione, dove i protagonisti cambiano continuamente eppure cercano di ritrovare continuamente i medesimi valori di riferimento e un’identità attraverso l’ancoraggio ad una storia che si dipana nel tempo con ritmi sempre più frenetici?!
Plutarco e Hobbes in qualche modo alla fine concordano: la nave è assolutamente nuova e allo stesso tempo è sempre la stessa perché la verità è in chi la guarda e partecipa alla sua trasformazione. La verità non è in se stessa, ma nella relazione tra chi osserva e chi è osservato. Il tema, però, è assolutamente aperto. Soprattutto se non giocate a golf…
Paolo Iacci, Presidente ECA, Università Statale di Milano
