LA BILANCIA PARLANTE

 da HR ONLINE

 

Un tizio è alla stazione in attesa del treno per Domodossola. Non sa cosa fare per ingannare il tempo e sale su una bilancia parlante e inserisce una moneta.

Dalla bilancia una voce gentile scandisce: “Sei alto un metro e settanta, pesi 65 kg e stai aspettando il treno per Domodossola”.

“Come fa a saperlo?” pensa tra sé e sé. “Forse è stato un caso, ci riprovo”.

Ci mette un’altra moneta e la bilancia ripete: “Sei alto un metro e settanta, pesi 65 kg e stai aspettando il treno per Domodossola”.

Non contento decide di riprovarci per capire dov’è il trucco. Rimasto senza soldi va al bar a cambiare. Di corsa ritorna alla bilancia e ci riprova: “Sei alto un metro e settanta, pesi 65 kg e a forza di fare il pirla hai anche perso il treno per Domodossola!”

Sono ormai dieci anni che scrivo un editoriale ogni quindici giorni per Hr on line e sempre inizio con una barzelletta. Mi hanno chiesto più volte il motivo. Ve n’è più d’uno ma il primo, quello che mi sta più a cuore è la necessità che provo di leggerezza, anche nello scrivere di lavoro e risorse umane.

Italo Calvino ha trattato il valore della levità nella prima delle sue Lezioni Americane: “Dopo quarant’anni che scrivo fiction, dopo aver esplorato varie strade e compiuto esperimenti diversi, è venuta l’ora che io cerchi una definizione complessiva per il mio lavoro; proporrei questa: la mia operazione è stata il più delle volte una sottrazione di peso; ho cercato di togliere peso ora alle figure, ora ai corpi celesti, ora alle città; soprattutto, ho cercato di togliere peso alla struttura del racconto e al linguaggio”.  Calvino ci ricorda come la leggerezza sia una conquista che arriva nel tempo, dopo molti sforzi e tentativi. Non un dono semplice ma una meta cui tendere.

La levità, come atteggiamento, attitudine e qualità, è infatti una scelta propria dell’età matura. Una scelta creativa, che non si limita a costatare lo stato delle cose, ma si propone anzi di scoprire la bellezza nella complessità. Proprio dalla percezione della gravitas esistenziale e, dunque, delle difficoltà dell’esperienza umana sorge la necessità di consentirsi un po’ di leggerezza anche nel trattare di argomenti seri e impegnativi.

È un modo di osservare il mondo, di ripensarlo, per aprire la mente a nuove possibilità cognitive e a nuove categorie interpretative. “Ogni blocco di pietra ha una statua dentro di sé ed è compito dello scultore scoprirla” diceva Michelangelo. Noi tendiamo normalmente a “caricare” ogni situazione di parole, osservazioni, riti, riflessioni, razionalità, procedure, come se volessimo sempre nascondere qualcosa. La semplicità delle cose, l’immediatezza, l’istintuale. Dopo un lungo lavoro, consentiamoci invece anche di giocare e guardare ogni cosa con gli occhi di un bambino.

“Agli adulti piacciono i numeri. Quando raccontate loro di un nuovo amico, non vi chiedono mai le cose importanti. Non vi dicono: «Com’è il suono della sua voce? Quali sono i suoi giochi preferiti? Fa collezione di farfalle?» Le loro domande sono: «Quanti anni ha? Quanti fratelli? Quanto pesa? Quanto guadagna suo padre?» Solo allora pensano di conoscerlo… Solo i bambini sanno quello che cercano – fece il piccolo principe – Perdono tempo per una bambola di pezza, che allora diventa importantissima, e se qualcuno gliela porta via piangono…” (Antoine de Saint-Exupéry).

 

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